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Lo Yoga è davvero per Tutti?


Tutti possono praticare yoga, ma lo yoga non è per tutti


In anni di insegnamento, ho visto tappetini stesi con entusiasmo e poi abbandonati. Ho visto occhi brillare alla prima lezione e spegnersi quando lo yoga ha iniziato a chiedere qualcosa di più profondo o quando addirittura si voleva semplicemente una pratica fisica più intensa. Ma ho visto anche persone lasciar perdere quando non si era in grado di sedersi a terra, o toccarsi la punta dei piedi con le dita. Perché sì, lo yoga è accessibile a tutti, ma non è praticabile da tutti.


“Lo yoga non ti chiede, lo yoga ti regala”, una frase sentita spesso e compresa solo ora. Perché davvero lo yoga non ti chiede di essere flessibile, non ti chiede di essere bella e magra, lo yoga non ti chiede di andare oltre i tuoi limiti e raggiungere delle posizioni da esibizione. No! Lo yoga ti chiede di essere te stesso, di ascoltarti, di prenderti cura di te così come sei. E con la pratica, la costanza, la pazienza osservare i cambiamenti, accogliere ciò che arriva.


Ma troppo spesso ci si blocca, perché:


1. Fermarsi fa paura

Viviamo in un mondo che premia la velocità, l'efficienza, il fare. Fermarsi è controcorrente. Eppure lo yoga ci chiede proprio questo: di rallentare, di ascoltarci, di sentirci. Fermarsi sembra facile, ma non lo è affatto. Quando il corpo rallenta, la mente inizia a parlare. E quella “vocina interiore” che durante la giornata riusciamo a coprire con impegni, rumore e movimento… nello yoga emerge. Tutto questo non è “perdere tempo” come troppo spesso mi è capitato di sentire dire. Per molti, è più semplice continuare a correre e a far finta che va tutto bene così come è, che non si può fare nulla per migliorare e vivere bene.

Ascoltarsi davvero richiede coraggio. Molto più che fare una sequenza impegnativa. E non tutti, almeno all’inizio, sono pronti a questo tipo di incontro con sé stessi.


2. Yang domina, Yin annoia

Nel nostro contesto occidentale, il movimento è sinonimo di efficacia. Se non si suda, non si lavora. Lo yoga, soprattutto nelle sue forme più lente e introspettive come lo Yin, viene spesso frainteso. Lo yoga per come lo conosciamo noi in occidente o meglio per come lo abbiamo “occidentalizzato” è fatto di asana e più sono performanti e acrobatiche e più creano appeal. In realtà lo yoga vero è praticamente quasi privo di movimento e di posizioni! Ma noi dobbiamo sentire il corpo che lavora perché se non c’è fatica evidente, non c’è risultato. Ma serve cambiare prospettiva: passare dal fare al sentire. E questo cambio non è così immediato per tutti.


3. Pazienza non è di moda

Lo yoga non promette risultati immediati. Non è una pillola, non è una scorciatoia. È un cammino, a volte impercettibile, che richiede costanza, fiducia e presenza. In un mondo che vuole tutto e subito, lo yoga è un invito a rallentare, a costruire, a restare. E in un mondo che corre veloce, che vuole tutto e subito, restare in un processo lento può essere frustrante.

Lo yoga non è qualcosa da “fare” per ottenere subito qualcosa in cambio.

Nella sua essenza più autentica, lo yoga è uno spazio di osservazione. È stare, più che fare. È imparare a sentire, senza la necessità di trasformare ogni esperienza in risultato. E per questo ci vuole pratica costante e pazienza.

 

Lo yoga è per chi è disposto a mettersi in gioco, a guardarsi dentro, a restare anche quando è scomodo. Non è esclusivo, ma è esigente. E forse, proprio per questo, è così trasformativo.

Ed è proprio questo che spesso mette a disagio: il fatto che non ci sia niente da dimostrare, niente da raggiungere, niente da ottimizzare.

 

E allora sì: tutti possono avvicinarsi allo yoga.

Ma restare, attraversarlo davvero, lasciarsi trasformare… questo non è per tutti.


Lo yoga è qualcosa che, quando sei pronto, semplicemente… ti incontra (anche per me è stato proprio così…)

 
 
 

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